cooperazione Internazionale - Casa Accoglienza alla Vita Padre Angelo Onlus

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COOPERAZIONE INTERNAZIONALE  (PAGINA in costruzione)


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Sempre nel perseguimento degli obiettivi della mission, l'Associazione già da diversi anni, risponde a bisogni di tutela e supporto per minori, madri con bambini, anche all'estero. Oltre venti di progetti in tutto, alcuni già conclusi, altri proseguono in fasi successive e uno è in fase di partenza. All'inizio, nel 2000, è stata interessata l'Europa dell'Est, Romania, Albania e Russia, poi successivamente il Centro Africa e lì, dove la lotta all'AIDS è resa più difficile dai continui disordini politici, dalla grande povertà e retaggi culturali, è in questi ultimi anni in fase di espansione.

La prevenzione e la cura dell’HIV di madri e bambini sono gli assi portanti dei progetti che si concretizzano attraverso la costruzione e il rifacimento di strutture ospedaliere e mediante la formazione del personale sanitario e della stessa utenza. Il referente è il Dottor Antonio Mazza che in qualità di pediatra e in collaborazione con la Fondazione Penta di Londra, il Carap e il Cuamm di Padova propone e realizza progetti trovando sostegno concreto nei finanziamenti della Provincia Autonoma di Trento, della Regione Trentino Alto Adige, della Conferenza Episcopale Italiana, della Curia Arcivescovile di Trento e di donatori privati.

Oltre ad aver già realizzato progetti in Uganda, Togo e Costa d’Avorio, è in corso di realizzazione un progetto in Sierra Leone, legato all’emergenza ebola, e sono stati appena approvati e quindi ammessi a finanziamento due progetti, il primo per la costruzione del reparto di Neonatologia in un ospedale in Tanzania e il secondo per la formazione e il sostegno di ragazzi malati di HIV in Uganda. I nostri progetti, pur con un indirizzo di tipo sanitario, vogliono garantire risposte adeguate ai bisogni primari di mamme e bambini di quelle realtà lontane favorendo tra i vari obiettivi l’accettazione della malattia alle persone contagiate e ai malati stessi nel contesto sociale in cui vivono.

Nel 2020 sono pervenuti questi finanaziamenti per i seguenti progetti (alcuni iniziati in anni precedentie e che proseguono, alcuni iniziati nel 2019):
- con determinazione della Provincia Autonoma di Trento 12.911,50 euro per il SALDO progetto UGANDA Ambulatorio Sanitario.
- con determinazione della Provincia Autonoma di Trento 17.548,00 euro per il progetto per la realizzazione di un ala di Ospedale a Toga Maganga in Tanzania
- con determinazione della Regione Trentino A.A. 10.500,00 euro per il progetto di cooperazione in Costa D'Avorio
- con determinazione della Regione Trentino A.A. 18.200,00 euro per il progetto per la Neonatologia a Tosomaganga

Dalla HOME del nostro sito:   Il 1 dicembre  c'è stata la GIORNATA MONDIALE CONTRO L'AIDS  LINK al VIDEO
Testimonianze dalla cooperazione internazionale in Uganda
Il racconto del regista Gianni Ferraretto:
<<<<<<<<<<<     Il mio viaggio a Kampala per la realizzazione del documentario “Looking for Lydia”.
L’opportunità di poter raccontare una storia che si sviluppa nel corso di dieci anni fa mi è stata fornita da due cari amici, entrambi medici, che sono a capo di due onlus che operano in vari paesi africani portando soccorso a mamme e bambini affetti dal virus dell’Hiv: il dottor Antonio Mazza, presidente della “Casa accoglienza Padre Angelo” di Trento e il professor Carlo Giaquinto, presidente di “Penta Foundation”. Per loro merito sono potuto andare in Uganda una prima volta nel 2009 per realizzare dei video sulle attività delle loro associazioni. In quell’occasione ho avuto modo di conoscere la difficile situazione di quella vera e propria epidemia che alla fine degli anni ’90 si era estesa ad un terzo della popolazione del paese. La lotta al virus in paesi così poveri è impresa ardua. Problemi che potrebbero sembrare banali diventano invece gravi. Come, ad esempio, quello logistico. Ho potuto così fare l’esperienza di seguire gli assistenti sociali che si recano nelle case dei bambini nati sieropositivi, negli slum alla periferia di Kampala, per controllare se si approvvigionano, e ne fanno poi l’uso corretto, dei farmaci antiretrovirali che devono assumere con regolarità quotidiana per rafforzare le loro difese immunitarie compromesse dall’infezione e poter così crescere e condurre una vita praticamente normale. Ho partecipata anche a dei “workshop” che si tenevano allo Nzambia Home Care, la clinica specializzata con cui collaborano le associazioni italiane, durante i quali numerosi gruppi di bambini raccontavano davanti a tutti, assieme ai medici e agli psicologi che li avevano in cura, le proprie difficoltà ed esperienze. Incontri speciali durante i quali le sofferenze si stemperavano nel sentirsi vicini, non soli, non abbandonati. All’occhio estraneo e inesperto come il mio, momenti emozionanti e commoventi, mentre per i protagonisti erano semplicemente una liberatoria normalità.
Fu dunque in quel primo viaggio che ebbi modo di conoscere, tra altri, Philip e Daniel, che avevano allora quattordici anni, e Lydia, che ne aveva otto.
Quattro anni dopo, nel 2013, sono ritornato a Kampala, sempre al seguito dei miei amici e sempre per riportare testimonianze registrate, e la fugace conoscenza con i tre ragazzini si è consolidata nel ritrovarsi. Io mi ricordavo bene di loro, ma anche viceversa. Da ragazzini timidi e un po’ spaventati si erano trasformati in adolescenti consapevoli, più sicuri di sé e con uno sguardo ottimista verso il futuro. Cominciavo anche a conoscerne le diverse personalità: Philip, il problematico, diventato però determinato e positivo; Daniel, sempre sorridente e ottimista; Lydia, intelligente e agguerrita, molto sensibile alle ingiustizie e alla stigmatizzazione che subivano i bambini nati sieropositivi come lei.
Nel 2019 ritrovarli dopo altri sei anni è stato appassionante. La conoscenza ha cominciato ad assomigliare ad una vera e propria amicizia. Nonostante il mio pessimo inglese ci capivamo al volo, sapevamo intenderci e scherzare tra di noi, credo e spero che sia nato un reciproco affetto. Ognuno di loro ha cominciato un proprio percorso esistenziale: Philip si è messo a lavorare in un grande albergo, si è sposato con Agae, anche lei nata sieropositiva, e sono andati a vivere per conto loro; Daniel mi ha fatto la curiosa sorpresa di averlo influenzato, involontariamente, nella scelta del suo mestiere e ora fa il videomaker; Lydia ancora determinata a diventare avvocato, come mi aveva già detto quando aveva dodici anni.
Ma l’aspetto più confortante è proprio l’atteggiamento che tutti e tre hanno ora nei confronti della malattia: il prendere le medicine è diventato un’abitudine normale, un dettaglio scontato della quotidianità, che permette loro di fare progetti e guardare al futuro costruttivamente.
Sono tuttora in contatto con i miei tre giovani amici e la notizia finora più importante è quella dell’arrivo di Haristone Emmanuel, il figlio di Philip e Agae, nato in perfetta salute senza nessuna infezione.   >>>>>>>>>>>>>>>>>
Link al documentario:  https://vimeo.com/484372383

Qui di seguito alcune foto di proogetti conclusi, come la Clinica Mobile. Nel nuovo Libretto puoi trovare tutte le informazini e resoconti.



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